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Attività Politica >> Articoli pubblicati >> Intervento del 23.10.2014


Condhotel, la leva per il recupero delle colonie                            

— 23 ottobre 2014

di Mauro Ioli

Il Decreto Sblocca Italia, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12.09.2014, scadrà il giorno 11.11.2014. A quella data diverrà legge a tutti gli effetti. Sarà modificato?

In tutta franchezza non lo so, ma se in gran parte d’Italia il Decreto Legge n.133/2014, “renziano” anche nella sua sintetica definizione, alimenta accese discussioni politiche e contrapposizioni interpretative a proposito della sua effettiva capacità di produrre occupazione, lavoro, sviluppo e crescita, a Rimini sembra aver giustamente attivato un’attenta riflessione sui “condhotel”. E sull’intricata matassa di interessi che li sostiene o li contesta.

L’art.31, “Misure per la riqualificazione degli esercizi alberghieri”, inizia a definire e a circoscrivere le caratteristiche dei “condhotel” che restano alberghi a tutti gli effetti, con la possibilità di trasformare non più del 40% della propria superficie complessiva in “unità abitative a destinazione residenziale”.

 

Tanto per intenderci e per non cadere in equivoche interpretazioni, il termine “condhotel”, di infelice derivazione anglosassone, è la fusione delle parole “condominio” e “hotel”. Con questo termine ci si riferisce a strutture alberghiere miste, composte dalle tradizionali camere di albergo e da alloggi residenziali, o unità abitative occupate più o meno saltuariamente, che sono di proprietà di soggetti diversi interessati ai luoghi e alle attività – anche di svago e ricreative – che si svolgono in un determinato territorio. Strutture alberghiere comunque organizzate “a gestione unitaria”, dotate di tutti i servizi e perciò non ricadenti in tipologie residenziali del rango dell’abitazione permanente.

Dal punto di vista tecnico, sul piano di una semplice valutazione nel campo della mia attività professionale, mi viene spontaneo dire che l’art.31 del D.L. Sblocca Italia potrebbe aprire a Rimini e dintorni una serie di possibilità imprenditoriali per la qualificazione della struttura ricettiva, incluso quel grande – e da tempo pressoché abbandonato – patrimonio immobiliare delle colonie marine, molte delle quali in disuso, fatiscenti e cadenti, spesso già allo stato di rovina.

La trasformazione di buona parte delle “nostre” colonie marine in strutture ricettive è, di fatto, attuabile, pur con una serie di prudenti cautele dipendenti dalla interpretazione delle normative del vecchio PRG e degli adottati PSC e RUE di Rimini, contemporaneamente vigenti o in salvaguardia. In altre parole, con quella scrupolosa attenzione che gli addetti ai lavori sono costretti ad usare nei confronti di potenziali committenti, perché consapevoli di dover affrontare il labirinto di una burocrazia tecnocratica che spesso è inappellabile in quanto fatta di continui rimandi, di diabolici cavilli e di strumentali ritardi. 

Tornando però a quello che più interessa in questo periodo così profondamente segnato dalla drammatica crisi economica e dal fallimento di molte aziende del settore edilizio, quell’art.31 dello Sblocca Italia, qualora fosse convertito in legge, potrebbe aprire nuove opportunità di innovazione e di ammodernamento delle strutture fisse alberghiere, spingendo in breve tempo anche sull’aggiornamento dell’imprenditoria locale.

Nel giorno dell’inaugurazione del SAIE (Salone internazionale dell’industrializzazione edilizia) di Bologna, Paolo Buzzetti, il Presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, ha affermato che “norme su norme non risolvono i problemi”. Di certo è vero! Ma nel caso dei “condhotel”, la normativa tecnica introdotta potrà forse e finalmente produrre quell’iniezione di liquidità indispensabile per avviare la riqualificazione e, soprattutto, favorire lo “sblocco” di incrostazioni storiche, di defatiganti tecnicismi e di rendite di posizione non solo fondiarie!

Quelle norme potrebbero, infatti, alleggerire il peso degli investimenti immobiliari nel settore alberghiero, favorendo il frazionamento del rischio finanziario e il recupero di alcuni pregevoli esempi di architettura delle colonie marine, con innegabili vantaggi d’immagine, di carattere ambientale e sociale. Fermando così un degrado che non è solo edilizio.

Vedremo se sarà davvero innovazione tecnica o se sul D.L. n.133/2014 si abbatterà la scure lobbistica di chi non vuole cambiare.


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